I ricordi d’infanzia ci rendono forti

infanziaSi dice che quando si è piccoli si imparano tutte le cose che ci serviranno, da grandi, per affrontare il mondo.

Si dice che il carattere che ci ritroviamo da adulti viene, in qualche modo, formato quando cresciamo, sia tra le mura domestiche che nella cerchia dei primi amici, quelli con cui si fanno le prime uscite a 14 anni, appena preso lo scooter.

Si dice che quando si cresce non c’è più tempo per pensare ai ricordi di infanzia, si viene travolti dal lavoro, dalle cose da fare, dalle preoccupazioni, dalle rate del mutuo da pagare, dalle tasse.

Eppure, chi tra di noi riesce a tenere vivi i ricordi d’infanzia, rimane giovane per sempre, nonostante l’età anagrafica.

Non tutti riescono a far emergere il bambino che è in sé, ma coloro che ci riescono sono persone forti, speciali.

I ricordi di infanzia ci rendono forti, ci danno una carica che non ci si aspetta in alcun modo. Ma mettono anche nostalgia. Da cui parte la carica per affrontare le giornate di oggi.

Il ricordo di quando si faceva la pasta fatta in casa con la nonna, dei dolci realizzati con la mamma (che anche se provi a rifarli seguendo siti di ricette come Paneangeli o Ricette della Nonna non ti escono mai) di quando si faceva la salsa in campagna, di quando era vendemmia, di quando era il periodo di Natale e si scartavano i regali tutti insieme la notte tra il 24 e il 25 dicembre, la gioia della mattina dell’Epifania quando, appena aperti gli occhi, guardavi in fondo al letto (o correvi di là per andare vicino al camino) per vedere se era passata la Befana e ti aveva lasciato la calza (da cui capivi se l’anno prima eri stato buono o no).

Tutto questo, oggi, vale un tesoro. Tutto questo, oggi, se riesci a tirarlo fuori dal tuo io interiore, è una carica che vale mille e più di mille.

E allora via libera ai ricordi di infanzia, lasciamo correre libere le sensazioni e cerchiamo di riprenderci le emozioni che vivevamo da fanciulli. Oggi non è facile farlo, no, ma si può ancora riuscire. Non è troppo tardi.